Come da tempo annunciato su un sito web appositamente creato1 , “la Commissione
dell’Istruzione della Municipalità di Pechino (Beijingshi Jiaoyu Weiyuanhui) e il China Scholarship Council
(Guojia Liuxue Jijin Guanli Weiyuanhui), in uno sforzo teso ad adempiere agli impegni della Cina nei riguardi del WTO,
preparare i Giochi Olimpici del 2008, costruire la reputazione di Pechino come metropoli internazionale,
migliorare il livello generale dell’istruzione nella capitale e promuoverne la competitività internazionale,
hanno promosso un evento internazionale chiamato “Beijing International Education Expo 2004 (Beijing
Guoji Jiaoyu Bolanhui 2004)”. Il sito sottolinea che si tratta della prima manifestazione internazionale
sponsorizzata da enti governativi della Repubblica Popolare Cinese nel campo della promozione degli
scambi in materia di istruzione primaria, secondaria e superiore.
La manifestazione, allestita all’interno del China International Exhibition Center di Pechino dal 24 al 26
agosto, comprendeva cinque settori:
1. Partecipazione di prestigiose università internazionali.
Sono stati estesi inviti a quasi 500 istituzioni: università di tutta la Cina (Beijing Daxue, Renmin Daxue,
Qinghua Daxue, Fudan Daxue, Nankai Daxue, Wuhan Daxue, ecc.), università straniere (tra cui le
università di Oxford, Cambridge, Harvard, Mosca, Varsavia, Tokyo, Seul, ecc.), e
università interessate alle opportunità di cooperazione in Cina. Ogni istituzione partecipante ha allestito uno stand autonomo e
offerto documentazione bilingue, in cui veniva fornita una dettagliata descrizione delle opportunità di
studio ai giovani cinesi interessati a intraprendere corsi all’estero.
Sono state ben 114 le università e gli istituti stranieri che hanno aderito all’iniziativa, ma, con
rammarico, va evidenziato che l’Italia era rappresentata ufficialmente solo da uno stand allestito
dall’Università per stranieri di Perugia.2
2. Partecipazione di istituti professionali.
L’invito è stato rivolto a istituti professionali stranieri e agli istituti professionali medio-superiori di
Pechino al fine di rafforzare la cooperazione e la comunicazione tra insegnanti e incrementare
l’innovazione e lo sviluppo degli istituti professionali. L’introduzione dei partecipanti è stata curata
dell’Istituto di Lingue e Interpretariato di Goettingen.
3. Partecipazione di istituti di istruzione primaria.
Hanno partecipato scuole di istruzione primaria sia straniere sia di Pechino al fine di dare incremento allo
sviluppo e alla modernizzazione dell’istruzione primaria.
4. Celebrazione del 10° anniversario della costituzione di istituti sino-stranieri.
Con la partecipazione degli istituti sino-stranieri approvati dal Ministero dell’Istruzione della Repubblica
Popolare Cinese e dalla Commissione dell’Istruzione della Municipalità di Pechino, sono state presentate
e analizzate le disposizioni del governo cinese riguardanti la regolamentazione di istituti sino-stranieri al
fine di incrementare la cooperazione di istruzione internazionale a Pechino.
5. Partecipazione di agenzie per gli studi all’estero.
Si tratta di agenzie autorizzate dal Ministero dell’Istruzione della Repubblica Popolare Cinese a offrire
informazioni e orientamenti a persone che desiderano svolgere studi all’estero a proprie spese3 .
L’obiettivo della partecipazione delle agenzie alla International Expo 2004 è stato quello di rendere
trasparenti le normative di studi all’estero in base alla legge cinese, e, soprattutto, quello di poter
presentare proposte di collaborazione con istituti e università stranieri disponibili
ad accogliere studenti cinesi.
Tra le 32 agenzie presenti all’esposizione ricordiamo il citato Dongfang International Center for
Educational Exchange4 ; il China Education Service Center, che ha fornito accurati volantini in carta
patinata ciascuno dedicato agli studi rispettivamente in Germania, Canada, Malesia,
Irlanda, Francia, Austra lia, Nuova Zelanda; il Beijing OZ Enrollment Center of International Education Co. che ha fornito
un opuscolo dedicato alle università europee in cui poter conseguire i titoli di studio, e precisamente
Russia, Irlanda, Olanda, Francia, Germania, Svizzera: di ogni paese figura va un’introduzione storica e
geopolitica e venivano presentati gli istituti e le università con cui questa agenzia ha già stipulato
accordi per poter accogliere gli studenti cinesi.
La stampa locale ha dato grande rilievo all’evento: il Xin Jing bao ha dedicato un inserto speciale di 13
pagine dal titolo “L’esposizione sull’istruzione solleverà un’onda d’urto”5 , in cui, oltre ad articoli di fondo,
figuravano anche inserzioni pubblicitarie di scuole e agenzie. Anche il numero del 23 agosto del giornale
Xiandai jiaoyu bao (Modern Education News) è stato interamente dedicato alla manifestazione.
La rivista Beijing Review del 2 settembre ha fornito un dossier dal titolo “Foreign study frenzy”.
L’attrattiva di conseguire titoli accademici all’estero coinvolge sempre più giovani ed infatti, in base alle
statistiche del Ministero dell’Istruzione, il numero di studenti in istituti e università
stranieri è triplicato negli ultimi tre anni: si è passati da 39 mila nel 2000 a 117.300 nel 2003 (gli stessi dati sono stati
riportati anche dallo International Herald Tribune del 19 ottobre6 ). Sono aumentati in proporzione anche
gli studenti che si recano all’estero a proprie spese, ovvero dall’82% si è passati al 93%. Il dossier
analizza le scelte e le considerazioni di potenzialità future, senza omettere lo sforzo da parte del
governo cinese di richiamare in patria i “cervelli” offrendo loro carriere e benefici. Un articolo è dedicato
alle agenzie intermediarie, nuovo fenomeno del settore terziario, che lo scorso anno hanno guadagnato 362 milioni di dollari.
Dopo la chiusura del BIEE 2004, nella pagina “News” del sito web dedicato all’evento è stato reso noto il
bilancio: 60 mila i cinesi e gli stranieri che hanno visitato l’esposizione, otto i programmi di collaborazione
e venti i Memorandum di cooperazione che sono stati siglati. Gli istituti e le organizzazioni che hanno
partecipato all’esposizione sono state 362 (248 cinesi e 114 stranieri in rappresentanza di 12 paesi e
regioni): per la prima volta università, scuole superiori, scuole elementari e istituti professionali si sono
riuniti in una unica manifestazione; per la prima volta si è tenuto un Forum dei consulenti in materia di
istruzione; e per la prima volta quasi l’80% delle agenzie di Pechino per gli studi all’estero a proprie
spese hanno stipulato una “Garanzia di onestà”.
Nel corso del Forum internazionale sullo sviluppo dell’istruzione, tenutosi il 24 agosto, hanno preso la
parola più di venti esperti, tra cui Zhang Xinsheng, vice ministro dell’istruzione, e il prof. Robert A.
Mundell, premio Nobel 1999 per l’economia.
Per quel che concerne il nostro Paese si segnala che al Forum dei consulenti dell’istruzione, tenutosi il
giorno 25, ha partecipato anche la prof.ssa Paola Paderni (attualmente addetto stampa presso
l’Ambasciata d’Italia a Pechino), la quale, nel suo intervento, ha illustrato le attuali disposizioni
riguardanti gli studenti cinesi che intendono conseguiretitoli di studio in Italia, e ha fornito un quadro
generale sul sistema di istruzione italiana.
L’organizzazione da parte cinese di manifestazioni come questa costituisce una concreta testimonianza
dell’attenzione che il governo cineserivolge verso i curricula di studi dei giovani, il futuro di un paese
teso a svolgere un ruolo sempre più rilevante nell’era della globalizzazione. E
proprio i laureati in un paese straniero saranno coloro che potranno costituire, una volta rientrati in patria, i canali di
privilegiato collegamento con i paesi che li hanno ospitati, tramiti interculturali per future cooperazioni
economiche e politiche.
Ma purtroppo l’Italia non rientra, fino ad oggi, tra i paesi prescelti per intraprendere studi universitari o
di specializzazione: i nostri mezzi di informazione avevano sollevato il problema già in occasione della
visita in Italia del premier Wen Jiabao, lo scorso maggio, mettendo in evidenza il divario che esiste con
altri paesi europei. La Repubblica del 7 maggio indicava il numero di 600 studenti cinesi nelle nostre
università, contro le decine di migliaia di studenti in Inghilterra, Germania e Francia7 .
Di recente la nostra stampa sembra finalmente cominciare ad occuparsi anche dell’aspetto culturale dei
rapporti tra i nostri due paesi, ed evidenzia la poca attenzione prestata all’insegnamento della lingua
italiana nelle principali università cinesi. Esemplificativo è un articolo apparso sul Corriere della Sera del
13 novembre8 , in cui il corrispondente enfatizza il fatto che, nonostante l’attenzione rivolta all’Italia dal
mondo accademico cinese, poco è stato fatto non solo per finanziare e promuovere corsi di
specializzazione in italiano nelle università cinesi ma anche per avviare una politica di scambio culturale
tra gli atenei. Il primo progetto di accoglienza di studenti cinesi che a proprie spese frequentano corsi di
laurea nelle università italiane si è concretizzato lo scorso settembre in seguito alla collaborazione
siglata dal nostro Istituto di Cultura a Pechino con il China Scolarship Council. Il primo gruppo, giunto in
Italia lo scorso settembre, è composto da 60 giovani neodiplomati, oggi regolarmente iscritti in diversi atenei italiani.
In occasione della recente visita di Stato del presidente Ciampi in Cina (4-9 dicembre) anche i nostri
media hanno evidenziato il fatto che è stata dedicata una parte importante degli incontri ufficiali alla
collaborazione culturale, base essenziale nelle relazioni tra i due paesi, come ha sottolineato lo stesso
presidente, che ha incontrato gli italianisti cinesi e ha donato mille volumi all’Associazione Dante Alighieri
che opera presso la nostra rappresentanza diplomatica. Il Corriere della Sera del 7 dicembre ha riportato le parole di Ciampi: “Il flusso di
studenti cinesi in Italia è ancora limitato e va facilitato”9 .
Va però detto che il chuguore (ovvero “la moda di voler andare all’estero”), termine coniato per
suffissazione negli anni ’80 e in gran voga per anni, viene oggi considerato con maggiore ponderazione
e, soprattutto, maturità dai giovani che costituiranno la classe intellettuale del futuro. In un articolo
apparso sul China Daily del 25 agosto, il giornalista sottolinea che l’attuale dilemma che oggi tormenta
molti studenti è “andare a studiare all’estero o no?”10 e, riportando le parole di un dirigente della
notissima Scuola Superiore n. 4 di Pechino, riferisce che la maggior parte dei neo-diplomati sceglieranno
di frequentare l’università in Cina, e continuare gli studi post-laurea all’estero. La testimonianza di uno
studente di matematica presso l’Università Nankai di Tianjin ribadisce l’attenzione rivolta dai giovani alla
qualità degli studi: se dovesse essere ammesso in una comune università americana e, allo stesso
tempo, fosse ammesso in una delle migliori università della Cina, il giovane oggi non avrebbe dubbi e
sceglierebbe di seguire il corso post-laurea in patria.
In un tale contesto appare oggi di vitale importanza che anche le nostre istituzioni si attivino in tempi
brevi per rendere fruibile anche alla popolazione studentesca cinese un’offerta didattica qualificata e
specializzata, non solo riguardante i Corsi triennali, ma anche le Lauree
specialistiche, i Master e i Dottorati, in un progetto strategico mirato alla formazione presso i nostri atenei ed istituti di quelli che
saranno i rappresentanti della futura élite cinese.
MONDO CINESE N. 121, OTTOBRE-DICEMBRE 2004
